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Scassa Arazziere, L’Arazziere di Asti

Scassa Arazziere

…L’ordito, la trama: regole eterne, immutabili, sacre nella sapienza sempre assimilata dagli archetipi, che sono, infatti, fondamenti dell’arte, dell’etica e dell’estetica.

Corrado Cagli, compiutamente persuaso di questa verità, fece dell’arazzo un momento rilevante della sua straordinaria avventura creativa, immersa nella sacralità dell’esistenza di cui coglieva e comunicava la spiritualità nel divenire metamorfico.

La spiritualità anima ogni forte ricerca; è già nella consapevolezza del metodo. Sarebbe impossibile altrimenti esaltare la padronanza artigianale che, all’apice del fare prestigioso, silenziosamente, epifanicamente, si configura nelle prerogative dell’arte. Comunica cioè quel buono e quel nuovo che, oltre i transiti temporali, valgono a dare senso alla vita, testimoniandone i valori nelle progressive conquiste…

… Ugo Scassa, custode e innovatore della nobilissima tradizione dell’arazzo, l’ha sottratta al tempo narrato ed ha gettato avanti nel futuro momenti epifanici, evolutivi del mai interrotto processo dell’arte, che sempre attraversa il presente, ma per vivere, pre-vedendo, oltre i brevi orizzonti temporali. L’essenza dell’uomo, che va verso, transita nell’arte e si verifica in quel che vale ora, modo in latino, nel moderno perenne che non può essere azzerato. A nessuno sfugge infatti che il pensiero, con l’arte che lo rende manifesto, nei tempi bui trova vie sotterranee e rispunta dov’è più feconda la zolla della libertà.

Scassa ha dimostrato che l’arazzeria è continuità, da non confondere con le rappresentazioni esteriori relative ai fasti di generazioni che si susseguono. Le sue scelte non sono richiami ad un passato rievocato, bensì ad un sentire interiore che mai perde di vista l’archetipo ed è trasmissione mai cessata, proprio come quella dell’arte quando non è innovazione formale, ma proposta di un modo nuovo d’essere al mondo…

… Nel nuovo millennio, nel suo stravagante divenire, qualcuno, prima o poi, sceglierà la tradizione dell’arazzo, l’aria che si respira in una metodologia avanzata, per scrivere le tensioni che appartengono al tempo che si è autoqualificato come quello dell’incertezza, al mondo complesso e impredicibile e alla globalizzazione in atto. In quella la pacifica tessitura è progetto che molto somiglia all’utopia. Ben altre trame s’interrompono e si fronteggiano ferocemente, per cui gli uomini sembrano sempre più separati dalla loro umanità. Il nostro auspicio è che l’arte, scritta sull’arazzo, possa esprimere, per il tempo che s’infutura, la volontà pacifica di abitare sulla terra con attenzione a tutte le possibilità che il pianeta offre, nonostante il dissidio tra natura e cultura, che risulta estremamente difficile da comporsi. Certo forti artisti di buona volontà vorranno ancora che i loro sogni umani lascino il segno creativo nelle trame dell’alto liccio. Arricchiranno così la storia dell’Arazzeria di Valmanera, il Museo che già accoglie, e il Laboratorio, che darà testimonianza d’esserci nella vita dell’arte dove ha più vita…
Angelo Calabrese

Evento realizzato dal comune di Umbertide con l’arazzeria di Asti, testi e schede tecniche a cura di Angelo Calabrese e Felice Cervino.

 

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